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Cenni Storici

Bitonto, città dell'olio e dell'ulivo, fu il primo insediamento antropico formatosi a nord-ovest di Bari alcuni millenni prima di Cristo. L'olivicoltura, ancora oggi attività predominante, rappresenta un patrimonio, una tradizione alimentata da una passione inestinguibile e sempre nuova.
Il nostro popolo subì le influenze culturali della Magna Grecia e conservò intatta la propria indipendenza sino all'invasione romana. Infatti, la tradizione vuole che anche i bitontini siano stati beneficiati del dono dell'ulivo da Atena, considerata protettrice di Bitonto. Leggendario e mitico fondatore di Bitonto viene considerato il re Bottone, da cui deriva il nome della città, che proveniente dall'Illiria, avrebbe sconfitto i Dorici di Taranto con i quali, successivamente, concluse un trattato. Pare che dopo la pacificazione con Taranto, i bitontini accogliessero il loro re, festosamente, con ramoscelli di ulivo.
Coinvolta nella guerra annibalica, quale centro autonomo in grado di battere moneta (sulla quale era presente l'ulivo già alla fine del III sec. a. C.), "Butuntum" entra nell'orbita del potere di Roma e, come tutta la Peucetia, subisce le conseguenze della forte destrutturazione socio-economica imposta dal governo romano: municipium molto probabilmente alla fine del bellum sociale (91-89 a.C.), la Città sembra decadere lentamente in età imperiale, sostenuta forse solo dal benefico passaggio per essa della via Appia Traiana, importante arteria stradale per i collegamenti tra Roma e Brindisi e, quindi, l'Oriente.
I bizantini dominarono la città dal 975 d.C. suscitando malcontento e reazioni, tanto che all'alba del mille, Bitonto aderì alla lega dei Comuni di Puglia. Fu in quel periodo che numerosi abitanti del contado e dei casali si rifugiarono in città, dando vita ad una vera fioritura artistica e civile. La città diventa dinamica da un punto di vista commerciale; i contatti con l'Oriente si infittiscono; l'agricoltura subisce un decollo; l'olio bitontino viene esportato su navi veneziane ed amalfitane verso altri paesi. La nostra città si allarga; gli ebrei bitontini, protetti dai capi normanni, si insediano stabilmente nella zona a ridosso delle mura cittadine, dove costruiscono la loro sinagoga.
Nei secoli XIII e XIV fu città di "antico demanio regio" dipendente dalla corona. L'anelito per la libertà era, però, forte e potente nell'animo dei bitontini, i quali riuscirono a riscattare la città nel 1551. Riavuta l'autonomia e la regia demanialità, Bitonto si adornò di un nuovo emblema araldico (l'ulivo, con la dicitura "ad pacem promptum designat oliva Botontum", sostenuto da due leoni, simboli del reggimento democratico attraverso i sedili e beccato da cinque stormi, chiaro riferimento alle cinque infeudazioni subite).
Il 25 maggio 1734 sotto le mura di Bitonto si svolse una memorabile battaglia fra Austriaci e Spagnoli, determinante per la guerra di successione Polacca e per l'indipendenza sotto Carlo III di Borbone. Nel 1860, infine, particolarmente attiva fu la partecipazione dei bitontini al processo di unità d'Italia. Nel clima di fervore postunitario, Vincenzo Rogadeo, senatore del regno e sindaco della nostra città (1870-1875), tentò l'emancipazione morale e civile dei cittadini, istituendo un Gabinetto di Lettura, una Scuola Serale di Disegno, un Consorzio per oli tipici, curando la viabilità, compresa la costruzione di strade ferrate.
Dagli anni ’50 si è innescato un processo di trasformazione della società e dell’economia bitontina, che rimane essenzialmente agricola e terziaria. A Bitonto, dove arte e antichi sapori si intrecciano, l’olivicoltura resta comunque l’attività economica predominante. Il suo prezioso olio viene esportato in tutta Italia e in numerosi paesi in Europa e in America.

 
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